Sono a Trapani e, come spesso accade, quello che all’inizio poteva sembrare un po’ folle 

e da incoscienti ora è diventato una solida realtà. Tutti i dubbi, i problemi e le insicurezze si sono sgretolati remata dopo remata. La mia concentrazione e determinazione sono state sempre massime, ho fiutato il vento, ammiccato con le onde e non ho mai perso di vista l’orizzonte: sapevo di potercela fare, di poter contare su una barca solida e di aver l’energia psicofisica necessaria per affrontare qualsiasi tipo di avversità. Sono state giornate intense in cui tutte le mie forze sono state dedicate alla navigazione, a remare, a seguire la rotta per raggiungere la Sicilia prima che il maltempo previsto per domenica - 14 marzo - potesse compromettere la mia traversata. Ci vuole sempre un pò di sana follia e incoscienza per affrontare certe situazioni, soprattutto se non hai mai navigato in mare, incoscienza pari alla consapevolezza di poter contare su sè stessi qualsiasi cosa accada.

E’ mercoledì - 10 marzo - ho appuntamento all’alba con Michele al Bar “Primo molo” per fare colazione insieme e poi partire. Mi incammino e mentre passeggio lungo il porto riecheggiano nella mia mente tutti i consigli ricevuti in questi giorni dai vari navigatori incontrati, perle di esperienza e saggezza che verranno sicuramente utili in questi giorni. Sono tranquillo e sicuro che in mare aperto non potrà accadermi nulla, alla peggio potrei andare alla deriva e chiamare i soccorsi per farmi venire a riprendere mentre gironzolo lungo le coste dell’Africa. Sorseggio il caffè e sono sereno, sereno di avere una barca che ha affrontato l'oceano e quindi in grado di navigare nel Mar Mediterraneo, sereno che il mio corpo sarà in grado di affrontare uno sforzo simile e che non mi abbandonerà a metà strada, sereno e consapevole di avere quella fiducia e testardaggine che in questi frangenti ti porta ad essere focalizzato e chirurgico sul tuo obiettivo.

E’ giunto il momento: Michele mi traina con il suo motoscafo fuori dal porto di Villasimius, il Maestrale soffia forte mentre il sole all’orizzonte comincia ad alzarsi. Una volta raggiunta la punta di Capo Carbonara sento il vento alle mie spalle che spinge con forza la mia Zoukati (nome della barca n.d.r.), Michele mi guarda e da uomo di mare mi saluta dicendomi : <<la tua barca reagisce meglio del mio motoscafo in mare aperto con le onde, sei in una botte di ferro, naviga tranquillo!>> 

Ora sono solo, solo, io e la mia barca nel Mar Mediterraneo, ma senza aver mai navigato in mare. Inizio a remare, a prendere confidenza con le onde e a quel movimento ondulatorio continuo che mi accompagnerà per i prossimi gironi. La mia Zoukati reagisce bene e mi dona grande sicurezza. Sono fresco, riposato e nonostante mi fossi prefissato una tabella di marcia con 3 ore di remate e una di riposo a ciclo continuo, per non andare troppo alla deriva preferisco sfruttare il Maestrale alle spalle che mi da una bella spinta e riduco al minimo indispensabile le soste.

Giovedì - 11 marzo - inizio a prendere coscienza di come il mio corpo reagisce in mare. Mi sono portato molto cibo, ben oltre a quello previsto per non avere sorprese. Nella mia stiva ho acqua per 12 giorni, viveri per una settimana di diversa tipologia e natura. Mentre ero fermo a Villasimius avevo raccolto molte testimonianze di chi aveva vissuto il mare e tutti concordavano che un conto fosse l’alimentazione su terra ferma e un conto quella in mare. I primi 10 giorni non hai mai quasi voglia di cucinare, preferisci cibi asciutti e freddi che si mangiano velocemente, come del pane o formaggio e solo dopo questo rodaggio solitamente si inizia a riprendere un appetito “normale” seguito dalla voglia di cucinare qualche piatto caldo. Organizzo così le mie scorte sulla base di questi consigli cercando di mangiare appena prima di mettermi a riposare così da entrare in cabina e sdraiarmi subito con gli occhi chiusi per combattere il possibile mal di mare che avrebbe potuto colpirmi.

Strategia che si rivela efficace e mi permette di mantenere una rotta costante senza andar troppo alla deriva e di non incorrere in fastidiosi stati di nausea.

Venerdì - 12 marzo - sono già oltre 48 ore che remo e il vento inizia ad mettersi di traverso, le onde arrivano ben oltre i due metri, ma la mia barca rimane stabile e le affronta senza patire. Faccio fatica a remare, rispetto al lago dove si riesce a mantenere una corretta azione, con le onde così alte le mie movenze si fanno scomposte e si devono adattare alle onde del mare. I remi non entrano regolari in acqua e faccio fatica a mantenere la rotta. Avanzo di 2 miglia con grande sforzo e poco dopo mi ritrovo di mezzo miglio più a Nord. Così, dopo aver combattuto qualche ora contro il vento, decido di assecondarlo e invece che dirigermi a tutti i costi verso Sud-Est mi lascio trasportare un poco a Nord consapevole che per sabato - domani n.d.r. - sono previste delle condizioni ottime per la navigazione e che quindi avrei potuto recuperare le miglia perse. Questo continuo cambio repentino di meteo non mi lascia il tempo di godermi il viaggio, domani sarà un’ottima giornata di navigazione tranquilla, ma per domenica è previsto brutto tempo e quindi non posso rallentare troppo. La concentrazione è massima e avanzo direzione Trapani senza indugiar troppo.

Come previsto, sabato - 13 marzo - è una giornata di bonaccia. Finalmente riesco a distendermi un attimo e a godermi un poco questa traversata. Remo tranquillo su uno stupendo mare piatto e la Sicilia piano piano si fa sempre più vicina. Dei delfini mi passano a fianco quasi per salutarmi. Che incredibile momento!  Quasi quasi mi viene voglia di tuffarmi in mare con loro, ma purtroppo non ho molto tempo da perdere, il meteo avverso previsto per domenica è confermato e non posso concedermi delle soste non previste. L’ultima notte in mare è stata indescrivibile, un cielo stellato mai visto mi ha avvolto come se fossi in un quadro di Van Gogh, neanche in montagna mi era capitato di godere di una simile sensazione. Vedo le luci della costa sempre più vicine e i brividi della consapevolezza di avercela fatta cominciano a scorrere lungo la schiena. 

Domenica 14 marzo, sono le 6.30 a.m. circa e inizio ad entrare nel porto di Trapani. Mi vengono incontro con un motoscafo il presidente del CAI di Erice con alcuni associati. Mi accolgono con una grande festa. Mi acclamano, mi coccolano e mi fanno sentire come a casa. Sono ancora incredulo di quello che è successo, ho quasi la lacrime agli occhi mentre ripenso a tutte le persone che mi davano del matto quando raccontavo cosa avessi in mente. Sono emozioni che fatico a descrivere, emozioni forti che ti prendono e ti sconvolgono dalla testa ai piedi, come nell'istante in cui sono sceso per la prima volta dalla barca dopo 5 giorni: la terra mi sembrava letteralmente instabile sotto i miei piedi, la stessa sensazione provata il primo giorno in mare sulla mia Zoukati.

Guardo la mia barca, la sistemo, la pulisco con le mani rotte. Preparo lo zaino e inizio ad organizzare il viaggio per i prossimi giorni. Oggi - lunedì 15 marzo - andrò dal fisioterapista a farmi sistemare un poco la schiena. Le diverse ore di remata hanno creato delle contratture fastidiose che vanno sistemate prima di ri-mettermi in cammino.

Riposerò un paio di giorni e la prima tappa sul Sentiero Italia tratto Siciliano la farò accompagnato da una delegazione del CAI di Erici che mi ha davvero accolto come se fossi un figlio. Fatta questa tappa dovrò riprendere a camminare aumentando un poco il passo per recuperare le giornate perse per la traversata. Sono rimasto fermo oltre una settimana a Villasimius e se voglio concludere il mio viaggio in tempo dovrò macinare qualche chilometro in più ogni giorno, ma per fortuna le giornate si stanno allungando e questo mi permetterà di avere qualche ora di luce in più per camminare.

A lunedì prossimo, e non abbiate paura di lanciarvi nel vostro personale mare aperto!

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