La prima settimana è volata veloce, tra strade asfaltate, sterrate, chiesette, cancelli da scavalcare, ravanaggi e vari incontri. Ora finalmente sto iniziando ad immergermi in questa nuova dimensione, fatta di panorami sempre nuovi, passi lenti, solitudine e montagne.

E’ lunedì ed  inizio piano piano  la lunga risalita verso il Monte Albo ( Arbu in Sardo), un massiccio calcareo situato nella parte centro orientale della Sardegna, caratterizzato da una linea di cresta lunga ben 13 km, con un'altezza media superiore ai 1000 m. Passeggio e mentre inizio a prendere il ritmo noto le varie gole bianche, le numerose grotte e i burroni profondi formati da un calcare molto chiaro, quasi bianco, che da il nome a questo Monte.  

La salita è spettacolare, quasi quasi mi dispiace ridiscendere verso il paese, Irgoli, perchè le rocce di questo monte mi fanno sentire un poco a casa, mancano i laghi, certo, ma il mare fa degnamente le sue veci.  Mentre comincio a pensare a dove passare la notte, una macchina si avvicina, dei tizi simpatici incuriositi dal mio aspetto e - forse - dalla faccia poco sarda, dopo avermi fatto qualche domanda, decidono di invitarmi a casa loro per una bella carbonara: i Sardi sono sempre molto ospitali!  

Mi sveglio pieno di energie, il buon vino bevuto la sera prima è stato meglio di un sonnifero e in poco meno di un'ora sono già in marcia. Mi godo l’alba che spunta all’orizzonte, la brezza della mattina che soffia e attraverso Irgoli ancora addormentata dirigendomi verso il Monte Tuttavista: un ‘cono verde e bianco’ che si erge isolato sulla valle del Cedrino, un monte di roccia calcarea intervallata dalla macchia mediterranea che protegge i paeselli sorti ai suoi piedi e domina il golfo di Orisei.

Questa notte voglio dormire in spiaggia, e decido così di fermarmi a Osalla, dopo aver camminato per quasi 40km, una stupenda spiaggia soffice contornata da un mare limpido e azzurro immersa in una quiete unica. Non ho fretta e decido di godermi l’alba che sorge sul mar Tirreno. Momenti come questi vorresti che non finissero mai, ma la montagna chiama e riparto per il mio cammino lungo il sentiero italia, prima passando sul Monte Irveri e poi per il Monte Bardia, stupendo massiccio calcareo che sovrasta Cala Gonone. Vorrei fermarmi un pò di più anche qui, ma ho necessità di fare un poco di spesa e quindi ridiscendo verso Gorropu attraversando il Monte Tului. La tappa è stata lunga e riesco piazzare la tenda solo quando ormai il sole è già calato.

Il mattino seguente mi rimetto in marcia quando i primi raggi di sole iniziano a scaldare l’aria e mi rendo conto dell’incredibile paesaggio che mi si para davanti con le pareti di calcare che iniziano a brillare all’orizzonte. In questo splendore inizio la mia salita verso il Monte Tiscali, mi sento come se fossi osservato da occhi silenziosi che attraverso i pertugi di roccia seguono il mio cammino, i ginepri appesi sembrano voler trattenere quella montagna calcarosa che per sua natura vorrebbe lasciarsi cadere in mare. Raggiungere la cima del Monte vuol dire passare per Sà Curtitgia, uno stretto pertugio di roccia in cui ho fatto decisamente fatica passare con il mio zaino. Sei tu e la roccia e ti senti quasi un tutt'uno con questo territorio che ti avvolge e ti accoglie in tutta la sua bellezza. Ridiscendo per la Val del Lanitto, per poi risalire tutta la cresta del Supramonte di Oliena fino alla Scala Pradu, uno spettacolare punto panoramico. In questa bellissima e verde valle, i fiumi iniziano a scorrere non più sotterranei, ma verdi ruscelli sgorgano in superficie con branchi di Mufloni e Daini che scorrazzano liberi e indisturbati. Giunto al Monte Corrasi, discendo verso il Valico del Sarenargiu, dopodichè imbocco una strada sterrata che mi conduce ad un bivacco. Camino acceso, mi scaldo e mi addormento con lo scoppiettio della legna che arde.

Sveglia presto, anzi prestissimo, alle 3.00 del mattino di venerdì sono già in piedi, un ghiro o un topolino si sta divertendo divorando i miei viveri. Errore da non più rifare, lasciare incustodito cibo prezioso! 

La giornata è stupenda e affronto tutta la cresta del Supramonte Olienese, cresta formata da calcare stupendo ma molto instabile, richiede una camminata molto tecnica e devo navigare un pò a vista. In questa parte di percorso, infatti, i sentieri non sono molto segnalati e gli ometti che dovrebbero aiutarti nell’orientamento si confondono facilmente nel mare di rocce. Nonostante tutto raggiungo la cima di Sapruna che con i suoi 1395 metri è la vetta più alta del Supramonte Olienese. Qui il territorio inizia a cambiare, da prati brulli si passa a ovili verdeggianti, ma rimangono sempre ben in vista bellissimi pennacoli di roccia calcarea. Oltrepassato il Supramonte Olienese inizio a spostarmi verso il Gennargentu. Qui incontro dei simpaticissimi maiali inselvatichiti, mezzi maiali e mezzi cinghiali che appena mi vedono scappano via sulle loro zampettine grugnendo, scenetta che sembra quasi tratta da un cartone animato.

La sera, vista la lunga tratta percorsa, decido di andare a letto molto presto, saranno state le 20.30 circa. Le giornate che sto vivendo sono bellissime, ma c’è una grande escursione termica: di giorno si toccano quasi i 25°C per poi discendere a 0°C e a volte anche meno la notte. 

Controllo la mappa e sabato decido di non affrontare tutto il Gennargentu in giornata, ma di fare una tappa di trasferimento così da percorrere la parte montana la domenica. Inizio la mia scalata al Gennargentu con un vento che soffia fortissimo, tanto che fatico a stare in piedi nonostante il peso del mio zaino. Scopro lungo la cresta che in località Bruncu Spina è presente un piccolo impianto di risalita. Passeggio su qualche chiazza di neve, tento anche di sciare, le manovie sono ferme e mi meraviglio un pò della presenza di questa struttura in Sardegna. Arrivo in vetta al Gennargentu e mi godo una piccola pausa, ma sono un pò frastornato dal vento, così decido di scendere velocemente a cercare un posto per la notte. Fortunatamente grazie a due signori incontrati lungo la strada trovo anche una fonte per l’acqua.

Finalmente i dolori fisici sono quasi passati, riesco a mantenere le tappe che mi ero prefissato in partenza. Ho solo qualche piccola contrattura alla schiena che curo con dell’arnica e dei massaggi che mi faccio prima di dormire.  Sono un pò preoccupato per i venti forti che soffiano in questi giorni nel Mediterraneo. Purtroppo le correnti sono cambiate: da Sud-Est ora soffiano da Nord-Ovest e questo vuol dire che mi ritroverei ad affrontare il mio viaggio verso la Sicilia controvento, cosa alquanto impossibile considerato che anche solo con 10 nodi di vento contrario remare diventa un'impresa davvero ardua. Ho ancora qualche giorno per sperare in un cambiamento, mi sono dato come termine ultimo per approdare a Trapani il 15 marzo. Settimana prossima la passerò all’interno della regione storico-geografica dell'Ogliastra camminando attraverso il Parco dei Sette Fratelli.

 

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