Acqua, acqua e ancora acqua. Cerco di tenere asciutto il più possibile il materiale, ma non è semplice far convivere una vita randagia e il maltempo. Ogni mattina mi sveglio con i piedi caldi e asciutti, rimettere gli scarponi bagnati è sempre difficile, ma la voglia di camminare è troppo forte e, superati i primi minuti di disagio, diventa tutto più semplice. Dicono che sia arrivata la neve sulle Madonie, c’è chi parla di soli 20 centimetri e chi mormora di metri. Qualsiasi cosa mi aspetta sono pronto ad affrontarla.

 

E’ lunedì - 22 marzo - e mi sveglio sotto i portici della Piazza di Ficuzza con un cane che mi dorme accanto. Mi sento quasi un clochard, ma non è il momento di soffermarsi su questi pensieri, meglio preparare le mie cose e iniziare a camminare. Il cane che ha condiviso con me la notte mi segue e con lui si aggiungono altri due amici. Mi scortano per un pezzo mentre cerco di spiegargli che è bene che tornino indietro perchè non ho molto da offrirgli e, dopo varie discussioni più o meno accese, si convincono che ritornare sui loro passi sia la scelta più saggia. Passeggio nel bosco della Ficuzza fino al Pulpito del Re, uno stupendo masso calcareo nel quale Ferdinando Borbone fece scolpire un trono per poter cacciare seduto. Proseguo nel mio cammino con la neve che cade a pallini e sbatte sul mio volto. E’ primavera, sono in Sicilia e nevica, decisamente una situazione bizzarra! La neve diventa acqua che mi accompagna tutta la mattina fino a Cefalà Diana. Infreddolito passeggio per il paese, mi fermo un attimo per riposare e riscaldarmi con un caffè caldo che uno strano tizio mi ha offerto. Il cielo all’improvviso si apre e mi lascia godere la visione di questo stupendo borgo settecentesco con il suo castello che si erge su una rupe a circa 750 metri di altezza. Proseguo allora il mio cammino lungo una strada di campagna con le scarpe che affondano nel fango argilloso che si attacca alle suole come se fosse colla. Cammino, arranco e trascino i piedi, ho uno enorme zoccolo sotto entrambi gli scarponi e anche sui bastoncini. Mentre mi destreggio, annaspando e imprecando, arrivo ad una chiesetta che sfrutto per ripararmi un attimo e pranzare in tranquillità. Poco dopo la trappola di fango finisce, ripulisco gli scarponi e proseguo lungo un sentiero molto suggestivo che porta a Ciminna. Questo itinerario passa attraverso le Serre - come le chiamano qui - pareti strapiombanti di gesso con ai loro piedi dei campi che si susseguono come dei terrazzamenti. Cammino ai piedi di queste pareti che sono alte oltre duecento metri, lungo un sentiero che via via diventa sempre più stretto ed esposto e che corre a filo della roccia. Solo il vuoto sotto le mie scarpe. Passo le Serre e poco dopo arrivo nell’abitato di Ciminna. Mi fermo a fare un poco di spesa e attacco bottone con il cassiere cercando di estorcere qualche informazione utile su dove passare la notte. Ormai sono diventato abile nel “farmi dentro” e grazie a questa attitudine riesco a ottenere informazioni preziose, infatti, scopro che poco distante si trova una chiesetta che mi può accogliere per il pernotto. Preparo la cena mentre il CAI locale mi avvisa che nella tappa di domani potrei avere diversi problemi a causa di numerosi guadi da attraversare, di cui due decisamente impegnativi e pericolosi viste le condizioni attuali dei torrenti. Mi consigliano di aggirare questo tratto con un sentiero decisamente più lungo, ma più sicuro. Avrei preferito saperlo prima in modo da allungare la tappa di oggi e non ritrovarmi l’indomani a dover affrontare tutti quei chilometri,  ma poco importa, ho imparato a vivere alla giornata e mi addormento sereno non pensando a domani.

Martedì - 22 marzo - come da previsioni è stata un giornata dura e intensa. Nonostante gli avvisi del CAI, decido di seguire il tracciato originale del Sentiero Italia. Parto convinto che nessun guado mi avrebbe fatto paura, ormai sono giorni che viaggio costantemente con i piedi bagnati e quindi un pò di acqua in più o meno non avrebbe fatto molto differenza. Arrivo al primo guado, dove, convinto e carico, mi spoglio completamente tenendo indosso solo la maglietta così da non avere lo zaino che mi sfrega sul corpo. Osservo l’acqua che scorre molto forte e cerco di individuare il punto migliore per passare. Sono circa 15 - 20 metri, non proprio una passeggiata, ma ho attraversato dalla Sardegna alla Sicilia a remi che cosa volete che sia un torrentello! Entro convinto nel fiume, l'acqua è gelida e dopo 3 metri sono già immerso fino al bacino. Sento la forza del torrente che mi spinge e cerco in tutte le maniere di stare in piedi per non farmi portare via. Avanzo piano con molta cautela, perdo un attimo l'equilibrio e un bastoncino mi si sfila dalla mano. Lo vedo allontanarsi, cerco di acciuffarlo ma il movimento repentino mi fa perdere l’equilibrio e mi ritrovo sottosopra immerso nell’acqua. Con un colpo di reni mi raddrizzo velocemente, punto l’altro bastoncino e riesco a  ritornare eretto contrastando la forza dell'acqua che in tutte le maniere cercava di travolgermi. Esco velocemente, le mie ambizioni vengono decisamente ridimensionate: mi è andata bene, meglio non tentare un secondo giro! Controllo lo zaino, per fortuna sono rimasto immerso nel torrente per pochi istanti e l'acqua non è riuscita a trapelare dal tessuto. Ho solo uno scarpone completamente zuppo, ma ormai è così da giorni e poco cambia rispetto alla routine quotidiana. Mi rivesto, apro le cartine e cerco di trovare una soluzione. Individuo un ponte più Nord che mi avrebbe permesso di oltrepassare questo fiume e tornare indietro sull’altra sponda per riprendere il sentiero. Raggiungo il ponte, sorpasso il fiume e, questa volta dando ascolto ai consigli del CAI, abbandono il sentiero previsto e raggiungo Montemaggiore Belsito attraverso una deviazione decisamente più lunga, noiosa, ma sicura. Passato Montemaggiore mi dirigo verso Caltavuturo lungo un bel sentiero nel bosco mentre ricomincia a nevicare questa strana neve a pallini che sembra quasi polistirolo. Risalgo velocemente verso il passo e poi scendo verso Caltavuturo tra uliveti e sugheri con il sole che timidamente compare tra le nuvole. Ad un certo punto, lungo la discesa, incontro Tommaso che mi era venuto incontro per avvisarmi che il sentiero che stavo percorrendo più a valle sarebbe diventato impraticabile e che non sarei mai riuscito ad arrivare a Caltavuturo passando da lì. Si offre di accompagnarmi in macchina fino al paese e di ospitarmi per la notte presso il suo B&B, il giorno dopo mi avrebbe indicato come proseguire per il mio viaggio. L’ospitalità siciliana è davvero incredibile, grazie al tam-tam delle varie sezioni del CAI diverse persone si sono attivate per darmi una mano e mi stanno seguendo durante il mio viaggio. Peccato per il Covid altrimenti avrei cenato volentieri con Tommaso, ma dopo una bella chiacchierata raggiungo il B&B da solo. Accendo la stufa e metto le cose ad asciugare, finalmente domani dopo diversi giorni potrò infilare i miei scarponi asciutti. Sono un pò perplesso dopo la giornata di oggi: il CAI mi consiglia di non attraversare le Madonie con la neve, ma di proseguire lungo un itinerario più a bassa quota sgombro, senza troppe difficoltà e dopo la giornata di oggi potrebbe essere la scelta più saggia. Ci penso un pò, ma per domani ho recuperato un paio di ciaspole e sinceramente sono contento di pestare un pò di neve. L’idea di continuare il mio percorso lungo noiose pianeggianti strade bianche un poco mi rattrista e quindi decido di proseguire per i monti.

Mercoledì - 23 marzo -  mi sveglio con un bel sole, il cielo azzurro ma soprattutto gli scarponi asciutti ! Faccio colazione, raggiungo Tommaso che mi accompagna all’attacco del sentiero. Ci salutiamo con la speranza di rivederci in situazioni migliori e parto per la tappa di oggi. Mi dirigo verso Scillato dove recupero le ciaspole e parto deciso verso le Madonie. Entro nel parco e risalgo il vallone dell’inferno. Mi avevano allertato che sarebbe stato una dura risalita per via dell’abbondante acqua presente, ma valutando bene il terreno noto che è di tipo calcareo e che quindi difficilmente l'acqua si depositerà, ma penetrerà piuttosto nella roccia formando delle doline. Per fortuna questa volta le mie valutazioni sono corrette e risalgo facilmente il vallone fino ai 900 metri circa dove inizio a trovare neve. Le ciaspole dallo zaino passano sotto i miei piedi, mentre risalgo questo vallone che via via si fa più ripido fino ai 1400 - 1500 metri dove finalmente la valle si apre lasciando spaziare il mio sguardo a 360°. E’ tutto bianco intorno a me, il sole appare e scompare tra le nuvole e le temperature rigide della notte hanno fatto gelare la neve sugli alberi creando un'ambientazione davvero suggestiva che non pensavo di incontrare in questi territori. Proseguo all’interno di una stupenda faggeta con gli alberi piegati dal peso della neve che ricreano una sorta di volta a protezione dei viandanti lungo il sentiero. Avanzo lentamente, mi godo il paesaggio e raggiungo il Bivacco di Valle Giumella, uno stupendo rifugio completamente in legno. Finalmente dopo tanto tempo mi posso godere una stupenda giornata di montagna, fatta di solitudine, vento, freddo e di rumore di passi sulla neve. Mi preparo per la notte con un topolino che gironzola dentro il bivacco. Ho messo il cibo al sicuro sperando che il mio “coinquilino” non sia così abile da raggiungerlo.

Giovedì - 25 marzo - la luce penetra tra le tavole di legno del bivacco. Mi alzo lentamente, faccio colazione e preparo le cose per ripartire. Apro la porta del rifugio e quello che pensavo fosse luce in realtà è un enorme banco di nebbia. Speravo in una giornata di sole, caldo, e invece mi ritrovo a navigare a vista con raggio di azione di circa due metri. Raggiungo Piana Cervi, che da quel poco che intravedo sembra essere un posto stupendo nonostante la nebbia che crea una scenografia piuttosto surreale, come se tutto fosse sospeso senza un dimensione precisa. Proseguo e raggiungo Piano Battaglia dove mi ritrovo nel whiteout totale con la vista che si riduce a meno di un metro. Cerco delle tracce nella neve sperando siano quelle giuste. Aggiusto la rotta con la bussola e raggiungo il Rifugio Marini. Mi fermo giusto il tempo di sgranocchiare qualche cosa e proseguo velocemente: la neve sta diventando decisamente pesante, la temperatura si sta alzando, gli alberi iniziano a gocciolare e il mio avanzare si fa lento e faticoso. Inizia un lungo tratto dove la neve diventa una sorta di gelato, con tratti in cui sprofondo in questo mare di vaniglia e altri in cui è meglio proseguire senza ciaspole. Arrivo così a Portella Mele, finalmente il cielo si apre, sento il caldo del sole ed il sentiero è sgombro dalla neve. Cammino sereno fino a Petralia Sottana, dove ad aspettarmi trovo una delegazione del CAI locale. Tutto questo calore e ospitalità intorno a me mi fa decisamente sentire bene, come se fossi a casa e dopo aver ringraziato, una breve intervista e un poco di spesa, mi strafogo con Mario una pizza cannolo: un calzone aperto ai lati con le sembianze di un mega cannolo, delizioso! Mangio e bevo come non ci fosse un domani, la tappa di oggi è stata dura ed è meglio fare scorte anche per i prossimi giorni. Mi addormento felice e con la pancia piena.

Venerdì  - 26 marzo - quella che mi aspetta oggi è una tappa semplice di collegamento. Una lunga cavalcata su strade sterrate e asfaltate attraverso un enorme parco eolico. Quella che sembrava essere una giornata noiosa, si rivela comunque una giornata emozionante. Mi ritrovo a camminare lungo una cresta di prati verdi con le Madonie alle mie spalle e il mare a fianco. Dopo una curva all’improvviso mi si para di fronte l’imponente cono fumante dell’ Etna. Tremila metri di vulcano con una base imponente, quasi volesse dominare tutto il territorio sottostante, un enorme zoccolo piantato tra cielo terra e mare. Rimango a bocca aperta mentre inizio a fantasticare su quanto sarà bello passarci nei prossimi giorni e con questo pensiero cammino felice fino alla riserva dei Sanbughetti. Mi ritrovo così in un bellissimo bosco di roveri e faggi con il muschio dal verde intenso che ricopre i loro tronchi. Passeggio e mi imbatto in simpaticissimi branchi di maialini del nebrodi che si lasciano quasi avvicinare per poi scappare grugnendo e scorazzare felici in questa meravigliosa riserva. Proseguo fino a Portella del Contrato dove decido di passare la notte. E’ stata una giornata tranquilla baciata dal sole con un leggero venticello che rinfrescava il mio cammino.

Sabato - 27 marzo - mi sveglio con l’alba che inizia a formare giochi di colore sull'Etna davvero suggestivi. Mi incammino attraverso il parco del Nebrodi che si rivela un ginepraio di problemi. Dapprima mi ritrovo a litigare con enormi pozze d’acqua attorniante da invadenti rovi contro i quali impreco e con astuzia cerco di aggirare senza rimanerne incastrato per poi, dopo una paio di ore di ravanage, poca strada e morale basso, ritrovarmi ancora a sprofondare nella neve. Convinto di non dover più affrontare tratti innevati mi ero liberato delle ciaspole a Petralia e così mi ritrovo ad avanzare in maniera faticosa e molto lenta. La neve non fa che aumentare, affanno e mentre continuo a sprofondare, a tratti bel oltre il polpaccio, cerco di mantenere il morale alto. La giornata diventa davvero pesante, i piedi sono di nuovo completamente bagnati e mi trascino fino a Portela. Da qui il sentiero si alza per altri 200 metri per poi mantenersi in quota 1600 metri e poi ridiscendere. Sono davvero esausto, controllo la cartina e scopro una deviazione che passava poco più sotto mantenendosi completamente esposta a sud e questo avrebbe potuto giocare a mio favore. Opto per la deviazione e grazie al passaggio di diversi fuori strada nei giorni precedenti e alla migliore esposizione, la strada è infatti completamente sgombra dalla neve. Guadagno così tempo e chilometri e raggiungo Ponte dell’Ammiraglio. Sono a circa 2km dal punto in cui mi ero prefissato di arrivare, ma per oggi va bene così. Sono decisamente stanco, e decido di fermarmi a dormire in uno stupendo prato. Ho poca acqua, così raccolgo della neve la sciolgo con il mio fido fornelletto, la filtro e rimpolpo le mie scorte. Piazzo la tenda con l’apertura ad Est così da godermi domattina una stupenda alba sull’Etna.

Domenica - 28 marzo - faccio colazione con il sole che spunta piano piano e lentamente si solleva sopra l’Etna. La giornata è stupenda ed è quello che ci voleva dopo le fatiche di ieri. Gli scarponi sono zuppi e i calzini ghiacciati ma senza pensarci troppo infilo velocemente il tutto e riparto per Portella Femmina Morta, il punto in cui avrei dovuto passare la notte ieri. Ho fatto decisamente bene a fermarmi prima, qui non sarei riuscito a godermi a stupenda alba di questa mattina. Continuo lungo una strada sterrata che scende fino a Lago Maulazzo, una stupenda sterrata dalla giusta pendenza. Sono partito con il timore di dover affrontare ancora la neve, ma per fortuna il passaggio dei fuoristrada nei giorni precedenti ha liberato anche questo tratto permettendomi di proseguire sereno fino a valle. Raggiungo il lago che è circondato dalla neve che quasi lo fà sembrare un laghetto alpino. Proseguo verso il lago di Biviere per poi lanciarmi nella ascesa del Pizzo Scaravello. Lotto ancora con la neve, fatico, ma non mi faccio intimorire e con grinta raggiungo la cima dove recupero un pò di energie, mangio qualche cosa e inizio la mia discesa. Mentre discendo incontro dei ragazzi che stavano facendo una grigliata. Mi avvicino e mi offrono del vino, per poi passare ad un panino con la salamella, alla pancetta, a dell’altro vino, alla grappa, al caffè, e prima che sia troppo tardi mi ricordo del mio appuntamento alle 17.30 a Floresta. Li saluto ringraziandoli e proseguo per la mia strada. Giunto a Floresta trovo il Sindaco e dei ragazzi del CAI che mi accolgono come se fossimo amici da sempre. Con il sorriso sulle labbra e la pancia piena mi portano al B&B dove mi ospiteranno per la notte. Oggi si va a letto presto, domani - lunedì 29 - sarà una giornata decisamente lunga!

 

Per la prossima settimana è previsto bel tempo. Domani inizio la salita lungo le pendici dell’Etna. La sua traversata mi occuperà circa 4 giorni, 3 di periplo e 1 una di scialpinismo. Si, avete letto bene s c i a l p i n i s m o. Dopo tutto questo pestar neve, grazie ad un mio sponsor (La Fuma) sono entrato in contatto con Marco Tommasello, una guida locale che il 31 marzo mi porterà a fare una stupenda gita scialpinistica lungo l’Enta. Soddisfatte le mie voglie di neve, proseguirò per Messina lungo i monti Pleoritani sperando che il bel tempo continui a seguirmi. 

A lunedì prossimo, e se vi danno dei consigli, ascoltateli ma poi valutate sempre con la vostra testa quale sia la soluzione migliore per voi!

 

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