Lunedì – 17 maggio

Decido di partire il mattino presto e, nonostante l’ambiente magico e le insistenze di Katia che mi vorrebbe trattenere fino all’arrivo dei figli dalla stalla, dopo un’abbondante colazione, mi rimetto in marcia. Nonostante le previsioni non siano pessime, all’uscita di casa mi attende un cielo cupo e nuvoloso e un vento a raffiche che mi fa indossare immediatamente il guscio come protezione. Salgo di buon passo verso i ‘Pantani di Accumoli’: laghetti di origine glaciale posizionati al confine tra i Monti Sibillini ed i Monti della Laga, adagiati in una piccola vallata circondata da pascoli e paesaggi panoramici da togliere il fiato, un vero paradiso della natura. Il cielo intanto si presenta con un continuo rincorrersi di nubi spinte dal vento e, in lontananza, il monte Vettore rimane celato da un persistente cappello di nebbia. La mia intenzione di deviare dal Sentiero Italia per raggiungere la vetta più alta dei monti Sibillini sfuma, anche questa volta, a causa delle avverse condizioni meteo. Inoltre, il sentiero che avrei dovuto percorrere avrebbe seguito tutta la cresta rocciosa e sarebbe stato immerso nella foschia ed esposto alle raffiche di vento. Faccio l’ingresso nel parco dei monti Sibillini. Questa sarà l’ultima tappa in cui vedrò delle montagne importanti, con creste e versanti scoscesi. Gli Appennini centrali e settentrionali sono molto più morbidi e rilassanti, pur non mancando di grossi dislivelli. Scollino sulla Forca Canapine e mi trovo dinnanzi la suggestiva piana di Castelluccio di Norcia, illuminata a tratti dal sole che fa capolino dalle nubi e ravvivata da spettacolari giochi di luce. Sullo sfondo, arroccato su una collina, il paese di Castelluccio dove ancora sono evidenti i segni devastanti del terremoto e a cui giungo tramite un sentiero a mezza costa molto panoramico. Mette tristezza vedere da vicino i resti del terremoto e costatare quanto poco sembra sia stato fatto per queste comunità. Purtroppo questa distruzione mi accompagnerà ancora per un po’! Tramite il Passo delle Rose ridiscendo a Norcia dove la situazione rimane piuttosto critica: i negozietti del centro sono stati spostati all’esterno delle mura creando una nuova via per i commercianti del luogo. Visto che sono in anticipo sulla tabella di marcia, faccio un poco di spesa e mi porto avanti sulla tappa di domani percorrendo i 40 minuti che mi separano da un’area picnic con tanto di tavolini e fontana, quello che ci vuole per passare la notte!

 

Martedì – 18 maggio

Mi sveglio nel caldo tepore del mio sacco a pelo e, dopo la solita colazione mattiniera, mi avvio verso Campi, una piccola frazione devastata dal terremoto e mai più sistemata. Mi attende una lunga discesa verso Visso. Qui il paesaggio è davvero incantevole, dominato da dolci colline ricoperte da fitti boschi. Una lunga e ripida salita mi conduce ad un altopiano che costeggia la Val Nerina dove mi aspetta Luigi, amico appartenente al CAI di Macerata. Con lui ed un amico trascorro, camminando, tutta la mattina e metà del pomeriggio. Luigi ha visto nascere e crescere il Sentiero Italia CAI e si rammarica del poco interesse che riscuote anche all’interno della sua stessa sezione. Proseguo da solo fino a Colfiorito, un piccolo comune situato su un complesso altopiano carsico un tempo tutto coltivato ed oggi ricoperto di prati punteggiati da brillanti fiori gialli. Oggi bel tappone: ho percorso in tutto quasi 45 km!! In paese mi fermo per fare rifornimenti ed un gentile signore mi offre il suo fienile per passare la notte. A parte qualche spiffero fastidioso, anche questa sera dormirò riparato e, dopo una sostanziosa cena, crollo a dormire.

 

Mercoledì – 19 maggio

Mai mi sarei aspettato di passare la notte quasi insonne a causa di qualche piccola rondine spiritosa che ha garrito tutta la notte. Ho quindi posticipato di poco la sveglia per poter recuperare meglio le energie perse con la tappa di ieri e mi alzo con un’oretta di ritardo sulla tabella di marcia. Nel cielo le solite nuvole che si rincorrono lasciando intravvedere a tratti il cielo azzurro. Mi avventuro verso le Paludi, che sono proprio come le si può immaginare: acque stagnanti che riflettono i colori del cielo, vaste zone palustri e canneti a cannuccia, salici e altre piante acquatiche, tanti uccelli, anatre, tarabusi e schivi aironi e la colonna musicale del monotono e insistente gracidio delle rane. La mattinata passa veloce, mentre attraverso comode strade di campagna che mi portano fino ad un piccolo paesino dove mi concedo un caffè e faccio un po’ di spesa. Il tempo di ripartire e le immancabili gocce di pioggia, che sembrano volermi ricordare che nulla è sicuro, cominciano a cadere. Un falso allarme che si conclude, per fortuna, presto. Il vento mi riporta un cielo limpido mentre percorro, a mezza costa, il monte Faeto circondato da morbidi panettoni e infiniti boschi. Arrivo fino all’Eremo di Serrasanta per poi scendere in Val Sorda. Il territorio è cosparso da molti rifugi di piccole dimensioni, purtroppo tutti chiusi. Raggiungo il portico di una casa e decido di passare qui la notte senza l’onere di montare la tenda e dopo aver consumato un delizioso piatto di tortellini in brodo.

Giovedì – 20 maggio

Appena sveglio raggiungo un prato nelle vicinanze e faccio colazione, riscaldato dai primi raggi di sole che fanno capolino dal crinale. Mi metto velocemente in marcia e, in poco tempo, mi ritrovo all’interno del Parco di Monte Cucco. Mi lascio alle spalle il bosco e intraprendo una bella traversata in cresta, circondato da ampi e verdi pascoli. Adoro i paesaggi che mi accompagnano, paesaggi ad ampio respiro, al di sopra dei boschi chiusi e umidi, composti da dune erbose, morbidi, che ti danno la sensazione di camminare sulla schiena di un dinosauro addormentato. La sensazione di spazi sconfinati dura poco e mi ritrovo, già a metà mattina, di nuovo immerso nelle enormi faggete della Val di Ranco.  Mi fermo in un paesino a bere un caffè e, chiacchierando con il barista, scopro che un altro signore di Brebbia (coincidenza, un paese a 15 chilometri da casa mia!!) sta percorrendo, a tappe e in più anni, il Sentiero Italia e, in questo momento, è a qualche tappa avanti a me: tra qualche giorno dovrei raggiungerlo! E’, questa, una bellissima concomitanza di fattori: se non mi fossi fermato non avrei avuto questa bella notizia! Proseguo raggiante arrivando in vista del monte Catri, zona meravigliosa, sempre all’interno dal Parco, caratterizzata da falesie, passeggiate stupende, forre bellissime e che, a torto, è molto poco valorizzata. Imbocco la valle fino al paesino d’Isola Fossara proprio mentre mi sorprende, all’improvviso, un forte temporale. Ne approfitto per rimpinguare le scorte per la cena e, non appena terminato lo scroscio, riparto. Mi aspettano 700 metri di dislivello positivi fino a Fonte Avellana, un piccolo monastero di frati posto sotto le pendici del monte Catria e circondato da alte pareti verticali. Arrivo a destinazione alle 8 di sera, un po’ tardi sulla tabella di marcia. Mi preparo una veloce pasta con il tonno e mi appresto a sistemarmi per la notte quando mi raggiunge, a sorpresa, Adamo, un ragazzo di Isola curioso di conoscermi. Terminiamo la serata con una lunga chiacchierata accompagnata da una buona bottiglia di vino e dei taralli: fa riflettere la situazione, messa da lui in evidenza, del centro Italia dove, dal punto di vista turistico, a parte il Gran Sasso, tutto viene trascurato.

Venerdì – 21 maggio

Ricaricato da un ottimo riposo, riparto di buona lena e affronto subito la prima fatica della giornata: gli 800 metri di dislivello che mi conducono verso la vetta del monte Catria. Per fortuna il vento che mi accompagna da qualche giorno, rende la salita sotto il sole più accettabile e fresca. Dalla cima una lunga discesa ‘spacca gambe’ mi porta, dopo più di 1000 metri di dislivello, fino a Chiaserna dove mi attendono i ragazzi del birrificio agricolo Montecatria. E’, questa, una bella struttura nella frazione di Fossalto, posta proprio sul tracciato del sentiero Italia e destinata a diventare un ‘birrifugio’: una simpatica iniziativa con lo scopo di incentivare il turismo che in questi luoghi viene poco valorizzato. Dopo la visita e l’obbligatorio assaggio, riparto per la mia tappa che si prospetta lunga e piuttosto noiosa: mi attende infatti un lunghissimo saliscendi su sentiero poco segnato e dal fondo mal tenuto e, dulcis in fundo, un lungo tratto di asfalto, prima di raggiungere l’abitato di Cagli. Qui ho la fortuna di conoscere Vasco, una guida escursionistica, con cui mi trovo subito in sintonia, che lavora per l’agenzia del luogo: GLocal. La cosa più emozionante è stato però l’arrivo di mio fratello Tommy insieme alla sua ragazza, Laura. Partiti in bicicletta da Urbino, dove studiano, mi hanno raggiunto oggi per passare insieme una magnifica serata e accompagnarmi per un tratto anche domani. Dopo una sostanziosa cena e tanta emozione, ci ritiriamo nella bella Yurta di Vasco nell’attesa della giornata che ci aspetta.

Sabato – 22 maggio

Mi sveglio ben riposato nel comodo e caldo letto della Yurta e, dopo un’abbondante colazione, sempre in compagnia di Tommy e Laura parto di buon passo alla volta della vetta del monte Nerone. Risaliamo tutto il versante accompagnati da un forte vento che, a volte, sembra quasi volerci sbattere in terra. Sulla cima ci gratifica un panorama magnifico che spazia fino dal mare e abbraccia tutta la provincia di Urbino. Sgranocchiamo qualcosa prima di salutarci: loro torneranno a Urbino mentre io dovrò proseguire il mio viaggio. E’ stato davvero un bel regalo passare queste ore con loro e percorrere un tratto del mio lungo viaggio insieme. Una lunga discesa mi porta comodamente a Serravalle di Carda, frazione di Apecchio, dove Fabio, vicesindaco del paese, incuriosito dalla mia avventura, mi offre il pranzo a base di tagliatelle e sugo di funghi,. Visto che la tappa prevista per oggi è piuttosto tranquilla, approfitto di questa pausa per approfondire con lui le tematiche sul Sentiero Italia e il turismo. Il pomeriggio prosegue attraversando strade bianche, intervallate da sentieri, lungo tutta la dorsale appenninica centrale fino a Boccaseriola dove mi raggiunge Massimo Cardellini, proprietario di un bar ristorante ad Apecchio (‘Quattordici più cinque’). Con lui passo la serata, tra aperitivi e cena, confrontandoci su problematiche di sentieristica e turismo poiché lui lavora in questo settore cercando di creare una collaborazione tra chi offre servizi di escursionismo e chi invece ha le strutture di accoglienza. Si conclude così questa bella giornata caratterizzata dalla presenza e dal sostegno di tanti amici entusiasti di ciò che sto vivendo.

Domenica – 23 maggio

Visto le ore piccole fatte ieri sera, mi permetto di puntare la sveglia mezz’ora più tardi e, dopo una breve sciacquata per rinfrescarmi le idee, riparto. Il tempo nuvoloso, la mancanza di sole, il vento ormai assiduo compagno di viaggio ed il percorso che transita all’interno di infiniti boschi di faggi e querce, rendono il proseguire un poco noioso e privo di stimoli. Mi lascio alle spalle l’Umbria e, dopo un breve ingresso nella Marche, giungo definitivamente in Toscana. Al passo di Viamaggio la gradita visita di alcuni amici giunti da Ancona per salutarmi regala un po’ di colore a questa monotona giornata e mi fa passare una piacevole serata in ottima compagnia. Mi riparo infine sotto una tettoia per passare la notte nella speranza non arrivi la pioggia prevista.

 

Nella prossima settimana ci saranno molti avvenimenti interessanti tra cui la visita alle sorgenti del Tevere e il passaggio all’interno delle meravigliose foreste Casentinesi. Proseguirò poi verso la parte alta dell’appennino tosco emiliano passando per l’Abetone e, di seguito, per il Lago Santo, modenese prima e parmense poi. Per fine settimana dovrei arrivare in Liguria e, quindi, quasi alla fine degli Appennini.

A lunedì prossimo!

 

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