LUNEDI 16 AGOSTO

Sveglia alle 6, colazione all’alba insieme a Beppe (Guida Alpina che deve accompagnare in giornata un cliente sul “Dente del Gigante”), prima di dividersi. Lui in moto verso la funivia e io, ovviamente, a piedi cominciando l’Alta via n.1 (dopo aver terminato l’Alta via n.2) che inizia in salita fino al Rifugio Bertone per poi continuare con un sentiero a mezza costa che domina la Val Ferret offrendo panorami suggestivi sul massiccio del Monte Rosa e del Grand Jorasses. Un po’ di nuvole ad alta quota offuscano il paesaggio. Raggiungo il Rifugio Bonatti, a quota 2025, molto frequentato probabilmente anche da chi sta compiendo il Tour del Monte Bianco, mi ristoro con torta e caffè e faccio rifornimento d’acqua. Mi accingo quindi a risalire il Vallone del Malatrà in direzione dell’omonimo Colle stuato a 3000 mt, si tratta dello strettissimo taglio nella roccia che notoriamente conduce chi compie il Tor des Géants verso l’ultima salita prima di giungere alla fine, a Courmayeur ed offre dunque, nella direzione opposta alla mia, una straordinaria visuale sul Monte Bianco, da ammirare in tutta la sua imponenza. L’aria si fa più fredda e le nuvole aumentano, accelero quindi il passo per scendere più velocemente. Raggiungo il fondovalle dopo aver superato un tratto di sentiero ripido e attrezzato. Mi fermo all’Alpe Malatrà inferiore per consumare l’ultimo pezzo di pane e formaggio mentre transitano nuvoloni neri che lasciano solo una promessa di pioggia. A Saint Rhémy purtoppo non trovo un negozio di alimentari e mi devo accontentare di un panino in un bar. Riparto per la mulattiera, determinato a compiere più strada possibile per smorzare il forte dislivello che mi attende domani. Supero vari sali e scendi fino ad arrivare all’Alpe du Pavillon inferiore. L’incontro con una coppia di liguri si rivela per me molto piacevole e fortunato: oltre a procurarmi l’alcool per cucinare, infatti, dopo due chiacchiere a casa loro davanti a una tazza di caffè, mi offrono anche un’abbondante scorta di cibo. Mi rimetto in cammino ormai alle 19.30 arrivando all’Alpe Ponteille. Ceno con un pastore albanese e i due suoi aiutanti che mi propongono un posto per dormire nel fienile. Il vento tira forte, un po’ come la sveglia. Mi alzerò con i pastori, loro a mungere e io a camminare. Sperando in una bella giornata.

MARTEDI 17 AGOSTO

Ore 5.15: la sveglia suona giusto giusto mentre i pastori avviano il generatore di corrente. Mi sveglio al calduccio, nel fienile messomi gentilmente a disposizione. Finita la colazione vado a salutare i pastori e con piacevole stupore scopro che stanno mungendo a mano, con molta tranquillità. Stupore perché dove si è serviti dalla corrente elettrica è quasi scontato trovare le mungitrici automatiche quando sono presenti una cinquantina di mucche. Dall’Alpe, parto con una salita decisa verso il Col du Champillon passando per dolci pascoli verdissimi. Giunto in cima al colle il paesaggio si apre come un mondo nuovo. Dopo tanto dislivello, godere ad ogni colle di una vista sempre diversa e sempre stupenda mi dà la carica per continuare. Davanti mi si apre la vista sul Mongelè e poi sul Grand Combin, uno dei giganti della Val d’Aosta. Entro in Valpelline e perdendo quota raggiungo il Rifugio Letey-Champillon. Chiedo il timbro del Rifugio e chiacchiero con i ragazzi che lo gestiscono davanti a una tazza di buon caffè che mi offrono. Sceso a Ollomont riprendo subito la salita verso il Col de Brison che nella parte finale diventa molto ripida. E’ quasi mezzogiorno e fortunatamente i larici mi riparano dal sole. Mi fermo a mangiare al colle che offre una visuale molto aperta, mi rilasso osservando il Monte Bianco che spunta dietro il Col du Champillon mentre in fondo alla valle scruto la Grivola e il Gran Paradiso. Passata un’oretta mi lancio verso Oyace arrivando all’orario di apertura dell’alimentari. Dopo +2000mt circa di dislivello già affrontato mi accingo a superare gli ultimi +1500mt della giornata. La lunga salita della Val Vessonaz comincia con uno stretto sentiero ripido circondato da larici per poi aprirsi in tratti di salita alternati a tratti pianeggianti punteggiati da alpeggi. Giungo all’ultimo alpeggio della Valle e il sentiero si fa ripidissimo. Comincio ad accusare stanchezza alle gambe dopo aver già superato oggi i 30 km e i 3000mt di dislivello positivo. Tengo duro e raggiungo in breve il Col de Vessonaz, un ampio spiazzo contornato da rocce e pietre . Sono le 19.30, le luci tingono di arancione le cime circostanti. Scendo al Bivacco Rosaire-Cleirmont, a quota 2700 mt, punto di arrivo per la notte, accompagnato da un branco di stambecchi che, curiosi, mi osservano senza scappare. Con sorpresa condivido il bivacco con due stranieri che stanno percorrendo, anche loro come me, il Sentiero Italia ma non integralmente bensì nel tratto dal Piemonte a Trieste. Uno stambecco si spinge fino alla finestra del bivacco e curiosa all’interno mentre fuori il tramonto regala degli splendidi colori.

MERCOLEDI’ 18 AGOSTO

Cerco di prepararmi il più silenziosamente possibile per non disturbare il sonno dei due ragazzi nel bivacco. Faccio colazione ed esco. Sono le 6.30 e le creste intorno a me sono tutte contornate di arancione mentre il cielo sopra di me è di un blu intenso. La mattinata corre via molto veloce percorrendo una ventina di km lungo questo sentiero che entra ed esce da ampie vallette rimanendo in quota con brevi sali e scendi, su un susseguirsi di colli che rendono il paesaggio magico e diverso dai classici sentieri valdostani che scavalcano lunghe e profonde valli. Non a caso qualcuno lo definì il piccolo Tibet della Val d’Aosta. Il Cervino e il Monte Rosa, sempre più vicini, si alternano, con la prospettiva nuova e splendida per me dell’imponente massiccio del Rosa…E mi sento un po’ più a casa. Sfilano così uno dopo l’altro il Rifugio di Cuney, il torrente di Sant Barthelemy, Col Terray, l’Alpe Luseney, il Bivacco Reboulaz e il Bivacco Tsan, l’Alpe Fornace e Cortinaz. Passati tutti questi paesaggi stupendi scendo al Lago di Cignana, una diga sulle cui sponde è situato il Rifugio Barmasse. Il luogo è ottimo per la mia sosta pranzo, mi godo il sole allietato da una piacevole brezza prima di ripartire per scendere a Valtournanche. Lo raggiungo alle 15 del pomeriggio e mi concedo un caffè…Me lo sono meritato! Lascio il borgo e salgo verso il Col des Fontaines. Girandomi indietro, la piramide del Cervino svetta tra le nuvole che cominciano ad avvicinarsi, mai troppo coperto di neve, mostra le sue arcigne rocce nere. Arrivo un po’ tardi al Col di Nana, facendo il mio ingresso in Val d’Ayas. Scorgo dall’alto il Rifugio Tournalin e vista l’ora vi entro giusto per aggiungere il timbro alla collezione che sto creando sul mio dario per ricordo. Mi fiondo quindi a St. Jacques des Allemands per cercare un posto per dormire, cucinare e riposarmi. Questa notte mi accontenterò della pensilina del bus. Forse già chiuso, busso alla porta del bar lì vicino per comprare una birra. Non sarà facile prendere sonno tra il fragore del torrente Evancon e le luci della strada.

GIOVEDI’ 19 AGOSTO

Mi sveglio nell’ampia pensilina dell’autobus, tutto sommato ho riposato bene, nonostante il fiume vicino non ho avvertito molta umidità. Mentre faccio colazione avviene il primo incontro della giornata, proprio alla pensilina infatti arriva un fornaio a lasciare il carico di pane ordinato dagli alberghi, ci salutiamo. Oggi affronto l’ultimo tratto in territorio valdostano, che parte subito con una rampa decisa di 300 mt di dislivello. Poi attraverso con vari sali e scendi strade sterrate e piste da sci fino a giungere a Crest, dove mi fermo in un rifugetto a consumare, come spesso accade, la seconda colazione. Devo confessare che questo tratto mi è risultato piuttosto noioso. Le nuvole cominciano ad abbassarsi e mi ci infilo salendo in direzione del Col Pintel, dopo una lunga serie di belle giornate abbandono il sole, va beh, non posso lamentarmi, starò al fresco sudando meno.  Affronto l’ultimo tratto di salita a scalette, simpatico, anche se le mie ginocchia hanno qualcosa da ridire. Scendo veloce verso Gressoney ed esco finalmente dalle nuvole intorno a 2200 metri. Giunto in paese alle 11.30 sono felice di trovare ad aspettarmi il folto gruppo di parenti composto da nonna, fratelli, zii, cugini..I giorni scorsi ho allungato il passo proprio per avere più tempo a disposizione da dedicare a questo incontro. Rispetto ai 35-40 km quotidiani oggi infatti ne percorro solo 25. Pranziamo tutti insieme alla Trattoria “Il Braciere”, non ci vedevamo da più di un mese, a seguito del mio infortunio e rivederli mi fa stare proprio bene. Mia zia mi rifornisce di 500 gr di arnica per cavalli per alleviare i dolori alla gamba. Sono un po’ titubante, il peso non è indifferente per me che sto attento a limarlo per qualsiasi cosa ma se funziona, accetto. Dopo il lauto pasto, alle ore 16 mi rimetto in marcia per l’ultima salita valdostana che mi porta al Rifugio “Ospizio Sottile”, in cima al colle Valdobbia dove trovo felici di incontrarmi due miei sostenitori: Andrea, il rifugista e Tanzio (aka “Ravanate valsesiane” sui social), vero ravanatore seriale. La quota relativamente bassa di questo colle (1480 mt) ha fatto sì che fosse importante via di comunicazione per chi si recava anche d’inverno in Val d’Aosta. L’Ospizio è quindi è stato costruito appositamente in cima in modo che il vento tenesse sempre sgombra dalla neve la porta di ingresso, un unicum, considerato che solitamente, al contrario, i rifugi vengono costruiti sotto i colli per rimanere al riparo dal vento. La cucina custodisce tuttora l’originale cippo di confine fra Val d’Aosta e Piemonte, attorno al quale è stato costruito il Rifugio. Dopo l’ottima cena e lunghe chiacchiere sprofondo nel sonno devastato dalla stanchezza.

 VENERDI’ 20 AGOSTO

 Sveglia intorno alle 5.30. Tutta la vallata tinta di arancione è un colpo d’occhio pazzesco. Faccio colazione insieme a Tanzio ma usciti dal Rifugio ci accoglie la nebbia come amara sorpesa, la nebbia a cui è ben abituato il mio compagno di cammino valsesiano. Percorriamo la Val Vogna verso valle fino ad Alagna Valsesia dove incontriamo due miei amici, Sara e Christian, per la seconda colazione. Dopo la piacevole sosta ci avviamo verso il Passo del Turlo, un’infinita salita lunga 15 km con pendenza costante che ci condurrà a più di 1500 mt più in alto. Percorriamo una splendida mulattiera walser, che gli alpini hanno restaurato ed arriviamo al colle per ora di pranzo. Purtroppo le nuvole ci hanno occultato a lungo il panorama sulle cime. Terminati i panini io e Tanzio ci separiamo, lui tornando indietro ad Alagna ed io proseguendo invece verso l’incantevole Lago delle Fate, in Val Quarazza, valle che già conosco. Arrivo in serata a Macugnaga, riesco a fare la spesa e ad incontrarmi con Ezio e sua moglie per cena. Conosciuto al Colle di S. Bernardo di Bendatica qualche settimana prima, Ezio aveva insistito per ospitarmi e poter fare quattro chiacchiere conviviali. Magico, quando durante questi lunghi cammini ritrovi un po’ di te che lasci in chi incontri per caso…Ecco, seminare le idee, lo trovo stupendo. Uscendo mi suona il telefono, sono i signori Erba, due amici dei miei genitori che mi invitano ad andare a dormire nel loro bungalow in un campeggio vicinissimo. Una doccia calda, due chiacchiere, un letto, non potrei chiedere di meglio.

 SABATO 21 AGOSTO

Benché la sveglia suoni come al solito molto presto, alle 5.30, i Signori Erba, che mi hanno gentilmente ospitato, non vogliono perdere l’occasione per per fare colazione insieme e salutarmi di persona. Riparto dunque per il Rifugio Oberto e del Passo del Moro. Una lunga salita che mi porta da quota 1.200 m a quota 2.700 m. Il meteo purtroppo si guasta in fretta con l’accumulo di parecchie nuvole sopra la mia testa e chiudendomi la visuale sul Monte Rosa. Al Rifugio Oberto mi fermo per la pausa caffè e con grande sorpresa le nuvole si abbassano regalandomi il Monte Rosa, molto molto molto bello. Poco a fianco del Passo del Moro, salgo alla grande statua della Madonna delle Nevi dove scatto qualche foto. Scendo poi in Svizzera al lago Mattmark e da lì risalgo al Passo di Antigine. Nuvole pesanti sul lato italiano mentre il sole illumina il versante svizzero nel cui azzurro del cielo si stagliano le cime del Dom, del Taschhorn e via dicendo. La lunga discesa mi conduce al Lago di Cingino dove mi fermo per pranzare. Il percorso fino a qui non è stato molto agevole attraversando ghiaioni e pietraie per cui, anche senza aver coperto molti chilometri di distanza, sono piuttosto stanco. Dalla diga del Lago di Cingino prendo il tunnel di servizio di un paio di chilometri (che in passato permetteva il riempimento della diga sottostante di Camposecco), suggestivo oltre che scomodo per chi, come me,

è alto più di 180 cm. Da questo secondo lago, salgo per una ripida salita che termina in un canale stretto e scosceso, attrezzato con catene per gli ultimi 150 m di dislivello, culminando al Passo delle Cornette, nome derivante dalle aguzze roccette presenti. Ora, per evitare la via più lunga che rimane in quota passando per una pietraia, prendo un sentiero alternativo e sicuramente poco frequentato, che fra pietre e ciuffi erbosi porta fino al Rifugio Andolla. Andrea, il nuovo rifugista, mi fa subito un’ottima impressione. Dopo una piacevole chiacchierata sui nostri progetti personali mi offre un bel piatto di pasta e da dormire al chiuso. La serata prosegue con gli altri ospiti del rifugio, solo sei stranamente, che rendono però l’atmosfera più intima fino a che, tutti stanchi, si va a dormire.

DOMENICA 22 AGOSTO

Mi sveglio nel silenzio della camerata del Rifugio. Silenziosamente mi dirigo a fare colazione autonomamente e poco prima di uscire dal rifugio sono raggiunto da Andrea, mi prepara un caffè, scattiamo una foto ricordo e via...Si riparte. Prima meta il Passo dell’Andolla. Divertente il passaggio in Svizzera quando una mandria di mucche molte curiose o affamate mi accerchia per cercare o elemosinare cibo nel mio zaino. Dopo una breve sosta per la seconda colazione all’Alpe Laghetto, dove un gruppo di volontari tiene aperto il rifugio, entro in Val Bognanco dalla Valle Antrona. Passo da San Bernardo e risalendo poi al Passo di Vallanta, un lungo tracciato che sale e scende per alpeggi e che gradisco. Arrivo in cima al Passo dopo pranzo. La lunga discesa (1700 m di dislivello) mette a dura prova le mie gambe e le mie caviglie almeno finché entro nella faggeta, dove il terreno si fa più morbido. A Varzo trovo i miei genitori ad aspettarmi, dopo un aperitivo mi portano in trattoria per cena, ci voleva proprio, anche perché si è mangiato molto bene.  Ripasso dal bar per comprare un paio di cornetti per domattina e mi trattengo a discorrere di viaggi con i gestori mentre bevo un grappino. Mi metto a dormire nel lavatoio del paese, il rumore dell’acqua disturba ma con il sonno che ho sono sicuro che non sarà un problema. 

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