L’impresa di Elia: a piedi da Vienna a Genova seguendo le Alpi

Il 24enne di Varese è partito il 10 giugno scorso e ha percorso circa 2 mila chilometri in solitaria, ma sempre collegato con un Gps. Da solo, a piedi, da Vienna a Genova. E già questa è una bella impresa. Lui poi ha scelto la via più «scomoda», anche se incomparabilmente più panoramica: le Alpi. Circa 2000 chilometri di sola montagna, su sentieri di media ed alta quota. Elia Origoni, 24 anni, tecnico del suono di Varese, ha computo la sua personalissima impresa della vita. Ha attraversato l’Austria, la Svizzera, la Francia, l’Italia. Camminando, scalando pareti, poi scendendo a valle e risalendo ancora. Per le notti: tenda, bivacchi e l’ospitalità delle persone, rifugi solo quando indispensabile. Si è anche trovato a lavare i piatti e spaccare legna per pagarsi la permanenza. Il percorso? Semplice. Il 10 giugno scorso è partito da Vedano Olona, (Varese), e a Vienna è arrivato in treno. Da lì è iniziato il lungo viaggio di ritorno, a piedi: destinazione Genova. Si è dotato di una ricarica batterie solari, ha chiesto a tre sponsor di aiutarlo, ha tenuto un diario sul sito www.soloalpsproject.com e con un Gps ha reso possibile controllare ogni giorno la sua posizione. Ha vissuto spesso come un eremita. Si è svegliato in bivacchi di alta quota, con gli stambecchi a pochi metri. Sotto la tenda ha sfidato i temporali alpini. Ha scalato le Dolomiti e ha bevuto l’acqua dei fiumi di alta quota per dissetarsi. Passo dopo passo, Elia Origoni, è arrivato alle porte di Genova (alle 15 di lunedì 19 ottobre il gps lo segnava ad Arenzano). Gli ultimi giorni sono stati duri. In Piemonte ha trovato la neve, nella zona del Monviso ha attraversato alcuni passi alpini a -3 gradi. Perché lo ha fatto? «Volevo mettermi alla prova - racconta Elia -. Mi sono laureato a maggio e volevo uscire dalla vita di tutti i giorni, provare a recuperare un rapporto più stretto con le cose di tutti giorni. Lasciare alle spalle tutto ciò che non è essenziale. Vivere di cammino, incontri e del lavoro che potevo offrire». Non è stato tutto rose e fiori. La sua avventura alla «Into the wild» è iniziata bene, ma già sul massiccio austriaco del VoisthalerHütte ha avuto un infortunio, una infiammazione al ginocchio. Un gruppo di istruttori della polizia austriaca gli ha tenuto compagnia per due settimane. In un rifugio ha lavato i piatti e spaccato legna per pagarsi l’alloggio. Passata l’infiammazione ha ripreso la marcia. A metà luglio ha passato il confine. «Sono stanco ma pieno di gioia - spiega Elia - è stata una traversata straordinaria, in cui ho conosciuto centinaia di persone e fatto esperienze molto profonde». Ha passato le Dolomiti, il Passo del Tonale, la Valtellina, la Val d’Ossola, la Val d’Aosta. L’inizio dell’autunno lo ha passato nelle valli tra Piemonte e Francia. L’ultima notte ha dormito dentro una stalla, mentre fuori nevicava, scaldato dalle mucche. Chissà se ora si riposerà per un po’. 19 ottobre 2015

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